CARONTE E LA MOLTITUDINE DEI DANNATI

CARONTE E LA MOLTITUDINE DEI DANNATI

-PARAFRASI-


70-120: E quando mi misi a guardare oltre, vidi delle anime sulla riva di un grande fiume;

per cui dissi: “Maestro, concedimi ora di sapere chi sono, e per quale motivo appaiono così pronte ad attraversare, come mi sembra in questa scarsa luce”.

Ed egli a me: “Le cose ti saranno chiare quando ci fermeremo sulla triste riva dell’Acheronte”.

Allora con gli occhi vergognosi e bassi, temendo di importunarlo con le mie parole, fino al fiume mi trattenni dal parlare.

Ed ecco verso noi venire sulle acque un vecchio, dai capelli e dalla barba bianchi, che gridava: “Guai a voi, anime malvagie! Non sperate di poter mai rivedere il cielo: io vengo per condurvi all’altra riva, nelle tenebre eterne, tra le fiamme e tra il ghiaccio.

E tu che sei qui, anima viva, allontanati da costoro che sono morti”.

Ma quando vide che non me ne andavo, disse: “Per un’altra via, per altri porti giungerai a riva per passare, non qui: un più lieve legno (imbarcazione) è opportuno che ti porti.

E la mia guida a lui: “Caronte non ti irritare: si vuole così là dove si può ciò che si vuole, e più non domandare”.

Allora si acquietarono le guance barbute del nocchiero della livida palude, che attorno agli occhi aveva cerchi di fuoco.

Ma quelle anime, che erano sfinite e nude, mutarono colore e batterono i denti, appena compresero quelle spietate parole.

Bestemmiavano Dio e i loro genitori, la specie umana e il luogo e il tempo e l’origine della loro stirpe e della loro nascita.

Poi si raccolsero tutte quante insieme, piangendo forte, sulla riva malvagia che attende ciascun uomo che non teme Dio.

Caronte demonio, con occhi di brace facendo loro cenni, le raduna tutte; colpisce col remo chiunque s’attarda.

Come d’autunno cadono le foglie l’una dopo l’altra, fin quando il ramo vede in terra tutte le sue foglie, allo stesso modo quei malvagi discendenti di Adamo si buttano con forza da quella riva (verso la barca) ad una ad una, ai cenni di Caronte, come uccelli che obbediscono al richiamo.Così se ne vanno attraverso le acque scure, e prima che siano scese sull’altra riva, da questa parte se ne ammassa una nuova folla.


LO SVENIMENTO DI DANTE

121-136: “Figliolo mio”, disse il mio gentile maestro, “coloro che muoiono nell’ira di Dio (in peccato mortale) giungono qui da ogni luogo del mondo; e sono pronti ad attraversare il fiume, perché la giustizia divina li spinge a tal punto che il timore (della punizione) si muta in desiderio. Di qui non passa mai un’anima buona; perciò se Caronte si lamenta della tua presenza, puoi ben capire ora cosa questo significhi per te”. Cessate queste parole, quella buia pianura tremò così forte che, per lo spavento, la mente ancora al ricordo si bagna di sudore.

Quella terra intrisa di lacrime sprigionò un vento che fece balenare un lampo rossastro che annientò tutti i miei sensi; così caddi come un uomo che sia improvvisamente preda del sonno.

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