EUGENIO MONTALE LE FIGURE FEMMINILI

EUGENIO MONTALE LE FIGURE FEMMINILI


Le figure femminili sono ricorrenti nella poesia di Montale e rappresentano un tu a cui il poeta si rivolge e a cui assegna di volta in volta funzioni diverse, emblema di un valore potenzialmente salvifico, occasione di ricordo, fantasma del passato con cui dialogare per fuggire la negatività del presente, evocazione di un altro tempo (della morte, della religione) o del mondo biologico e istintivo degli animali (mosca, volpe, anguilla).
Mai descritte fisicamente, esse vengono fissate in un gesto o in un particolare, come lo sguardo o la camminata; sono cioè trasfigurazioni poetiche con cui il poeta non può avere un rapporto diretto, in quanto incarnazioni di un sogno di salvezza e afferrabili solo in rari barlumi di luce.
Appartiene all’età dell’adolescenza e alle atmosfere giovanili di Ossi di seppia la figura di Arletta (Anna degli Uberti) la prima donna montaliana, intorno a cui il poeta sviluppa il tema dell’assenza e una prima idealizzazione della donna salvifica che comparirà in forma più definita nella figura centrale de le Occasioni, la Clizia (la studiosa Irma Brandeis) che rappresenterà una nuova Beatrice ed incarnerà i valori umanistici della cultura di fronte alla barbarie del nazismo e della guerra, ma che è destinata a svanire con l’irrompere della bufera.
Con la scomparsa della donna angelo il poeta rivolge il suo sguardo non più verso il cielo, ma verso il mondo reale e concreto degli uomini, rappresentato dalle figure di Mosca, Volpe, Crisalide.
La prima, pseudonimo della compagna del poeta Drusilla Tanzi, rappresenta l’istinto e la vitalità necessari per vivere nella negatività del presente, la vera unica pupilla capace di orientare il poeta in un mondo sempre più invaso dalla spazzatura. La seconda, corrispondente alla figura della poetessa Maria Luisa Spaziani, rappresenta l’antiBeatrice, e a lei è dedicata la seconda sezione della Bufera, che si conclude con la presa di coscienza del fallimento di una possibilità di salvezza collettiva (adombrata da Clizia), che diviene ora invece prerogativa esclusiva del poeta.
Infine Crisalide è lo pseudonimo di un’attrice di origini peruviane, Paola Vicoli, conosciuta dal giovane Montale ed evocata nella raccolta d’esordio come emblema della pulsione sensuale e vitale, ma anche come figura che raccoglie e condivide la pena del poeta, prigioniero di una realtà quotidiana in cui l’inferno è certo.

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