FRANCESCO PETRARCA CANZONIERE PARAFRASI

FRANCESCO PETRARCA CANZONIERE PARAFRASI


Fonte: http://terzotriennio.blogspot.it/2012/02/francesco-petrarca-testo-e-analisi-del.html

Analisi tratta dal volume Rosa fresca aulentissima, Loescher 2010, volume 1, pp. 534-535)

di C. Bologna – P. Rocchi


Il 6 aprile del 1327 Petrarca incontra per la prima volta Laura e se ne innamora. L’innamoramento avviene in chiesa (a Santa Chiara, ad Avignone), secondo un tòpos diffuso nella letteratura amorosa, e Petrarca lo fa coincidere con il Venerdì Santo, giorno liturgico della passione e morte di Cristo. Così facendo il poeta attribuisce all’evento soggettivo (l’innamoramento) un significato emblematico: di lì ha inizio l’errore che ottenebrerà l’animo di Francesco e gli causerà sofferenze e conflitti infiniti.
La composizione del sonetto si colloca con molta probabilità dopo il 1348, anno della morte di Laura.


SCHEMA METRICO: sonetto con schema ABBA ABBA CDE DCE

Era ‘l giorno ch’al sol si scoloraro
per la pietà del suo Fattore i rai,
quando i’ fui preso, e non me ne guardai,
che i be’ vostr’occhi, Donna, mi legaro. 
Tempo non mi parea da far riparo
contr’a’ colpi d’Amor; però n’andai
secur, senza sospetto: onde i mei guai
nel comune dolor s’incominciaro. 
Trovommi Amor del tutto disarmato, 
ed aperta la via per gli occhi al core,
che di lacrime son fatti uscio e varco. 
Però, al mio parer, non li fu onore
ferir me di saetta in quello stato,
ed a voi armata non mostrar pur l’arco.


PARAFRASI

PARAFRASI: Era il giorno in cui impallidendo si oscurarono i raggi del sole a causa della sofferenza patita dal suo Creatore, quando io fui catturato [da Amore], e non mi preoccupai di difendermi, poiché i vostri begli occhi, o donna, mi avvinsero.
Non mi sembrava un momento in cui fosse necessario un riparo contro i colpi d’Amore: perciò me ne andavo sicuro e senza sospetto; e da lì le mie tribolazioni incominciarono, in coincidenza con il dolore comune all’intera cristianità.
Amore mi trovò del tutto disarmato, e [trovò] aperta la via che conduce dagli occhi al cuore, [quegli occhi] che sono diventati [da quel momento] porta e via d’uscita per le lacrime.
Perciò, secondo il mio parere, non fu motivo d’onore [per Amore] ferirmi con una freccia mentre mi trovavo in quella condizione [ero indifeso], [mentre] a voi [donna], che eravate armata, non mostrò neanche l’arco [in segno di minaccia].

1-2. Era … rai: i due versi iniziali alludono al Venerdì Santo, il giorno della passione e morte di Gesti. Nel Vangelo di Luca si legge: «Erat autem fere hora sexta et tenebrae factae sunt in universa terra usque in nonam horam et obscuratus est sol» (“Era circa l’ora sesta quando calarono le tenebre su tutta la terra fino all’ora nona e il sole si oscurò”, Luca 23, 44-45). Ricordiamo inoltre che Cristo nella simbologia cristiana viene spesso associato al sole nascente. Pietà: sofferenza, dolore. Fattore: Creatore.
5-6. Tempo … d’Amor: la particolare natura della giornata era tale da non indurre il poeta a premunirsi contro gli assalti d’Amore. Viene introdotta qui l’immagine tradizionale di Amore arciere ripresa nella terzina finale. Secur, senza sospetto: l’espressione ricorda Dante, Inferno, V, 129, in cui Francesca, nel rievocare il momento in cui s’innamorò di Paolo, dice: «soli eravamo e sanza alcun sospetto». Entrambe le situazioni, per quanto diverso sia il contesto, sono accomunate dall’elemento della sorpresa. Guai: tribolazioni. In Dante il termine figura come parola-rima, sempre in Inferno, V, 48, riferito alla schiera dei lussuriosi. La parola deriva dall’interiezione “guai” nel senso di “lamento”, sentita come plurale di “guaio”. Commune dolor: è il dolore collettivo dovuto alla morte del Signore. Il parallelismo con i «miei guai» del verso precedente tende a presentare le due reazioni in antitesi l’una rispetto all’altra.
9-11. Trovòmmi … varco: la fenomenologia amorosa della tradizione prevede, dai provenzali in poi, che l’immagine della donna arrivi al cuore passando attraverso gli occhi.
12-14. Non li fu … stato: Amore è sleale, scorretto, perché colpisce un avversario che non è armato (in quello stato); l’immagine risale al poeta latino Ovidio: «nec tibi laus armis victus inermis ero» («né sarà per te motivo di lode se sarò stato vinto con le armi mentre ero indifeso»), Amores I 2, 22.

Guida alla lettura

Il sonetto 3 nel “sistema” del Canzoniere: Laura entra in scena
Il sonetto 3 rievoca il primo incontro di Francesco e Laura. Il poeta ambienta l’evento nel giorno del Venerdì Santo, in cui si celebrano la passione e la morte di Gesù Cristo. Sulla scena del libro entra finalmente Laura, assente sia nel sonetto proemiale sia nel successivo (RVF 2: Per fare una leggiadra sua vendetta). A differenza di quanto avviene nella tradizione lirica stilnovistica (con la sola eccezione della Vita nova di Dante), l’incontro con la donna è filtrato attraverso la memoria dell’io che, a distanza di tempo, lo rivive attribuendogli un ruolo determinante per la sua storia personale. La “data sacra” del 6 aprile 1327 cala nel tempo la vicenda del poeta e la trasforma in profondità: dopo quell’evento nulla potrà essere più come prima, tutto dovrà essere riletto e interpretato alla luce di quanto avvenuto quel giorno.

La costruzione tematica: Amor sacro e Amor profano

La ricostruzione dell’innamoramento intreccia in modo complesso la dimensione dell’Amore sacro con quella dell’Amore profano. Si tratta di una scelta consapevole da parte di Petrarca, il quale finge che il 6 aprile 1327 coincida con il Venerdì Santo, che quell’anno cadeva in realtà il 10. La forzatura cronologica ha un chiaro valore simbolico, come del resto tutte le date di anniversario di cui è costellato il Canzoniere. L’innesto della vicenda soggettiva su quella liturgica avviene secondo un fitto gioco di corrispondenze:
– nel momento in cui gli “occhi” (rai) del sole si oscurano sulla terra, si accendono i begli occhi di Laura; la corrispondenza genera un’opposizione, in quanto, mentre Cristo, sole dell’umanità, si spegne gettando la terra nelle tenebre, Laura-sole si manifesta al poeta nella sua luce improvvisa;
– al «commune dolor» del popolo dei fedeli corrisponde per analogia il dolore privato del poeta, di cui sono sintomi i guai e le lacrime;
– alla passione del Cristo, che secondo il racconto evangelico fu «preso e legato» prima di essere portato di fronte ai suoi giudici, è assimilata per analogia quella di Francesco, ugualmente «preso e legato» dagli occhi di Laura (vv. 3-4);
– alle ferite del costato di Gesù, definite nel racconto evangelico «ianua et ostium» (“porta e varco”) di sangue ed acqua, sembra corrispondere per analogia l’immagine degli occhi del poeta, «uscio et varco, (v. 11) di lacrime generate dalle pene amorose.
Tuttavia, mentre la passione del Cristo porterà alla salvezza dell’umanità, i guai e le lacrime dell’amante saranno il segno della sua perdizione.
Nel sovrapporre la vicenda profana a quella sacra, Petrarca intende suggerire al lettore il valore “esemplare” della sua esperienza: quando Amore lo ha catturato, Francesco ha rovesciato la gerarchia dei valori cristiani, sostituendo al sole-Cristo, generatore di salvezza, il sole-Laura, causa di sofferenza e di confusione morale.

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