GIOVANNI BOCCACCIO BREVE RIASSUNTO

GIOVANNI BOCCACCIO BREVE RIASSUNTO


-Boccaccio nacque a Firenze nel 1313, figlio illegittimo del mercante Boccaccino di Chellino. Egli disse di essere nato a Parigi da una relazione tra il padre e un’illustre dama francese o addirittura la figlia del re di Francia ma gli studiosi hanno dimostrato che questa notizia è falsa. Fece i primi studi a Firenze e nel 1327 venne portato dal padre a Napoli per imparare il mestiere del padre che era quello di banchiere (in quanto Boccaccino era socio della potente banca fiorentina dei Bardi che amministrava gli affari e finanziava la corte angioina). Rimase a Napoli per 13 anni e questa esperienza fu determinante per la sua formazione, poiché stando a contatto con molta gente di tradizioni e costumi diversi di diverso ceto sociale maturò quello spirito di osservazione, quella conoscenza dei caratteri che è alla base della sua arte di narratore e che diventerà la base per la stesura delle novelle del Decameron. In più stando alla corte angioina si delineò in lui quello spirito borghese, attento alla realtà della vita sociale ed economica e quello cortese teso verso un mondo di costumi signorili e di librali comportamentali.

In questi anni napoletani si afferma in Boccaccio la vocazione letteraria che trionferà sulle speranze del padre che lo voleva mercante o banchiere.

Boccaccio si accosta alla letteratura da autodidatta, subisce il fascino della tradizione cortese, dei versi d’amore e dei romanzi cavallereschi, ma sotto l’influenza dei cortigiani angioini si afferma in lui la devozione per i classici latini. Boccaccio ammira anche gli stilnovisti, ma soprattutto Dante e Petrarca. LE sue prime opere sono le Rime, e i poemi in volgare come Filocolo Filostrato e Teseida. Tra questi scritti dove ci sono note autobiografiche il poeta inserisce la vicenda dell’amore infelice per Fiammetta forse figlia illegittima del Re Roberto D’Angio.

Boccaccio è costretto a tornare a Firenze a causa della crisi della banca dei Bardi. Qui vive una vita borghese segnata dalle ristrettezze economiche. Al contrario di Napoli, Firenze è noiosa, piena di gente avara superba e noiosa. Lo scrittore cercando una sistemazione economica si trasferisce presso varie corti (da Polenta a Ravenna, Forlì), ma non riesce ad esaudire il suo sogno, quello di tornare alla corte angioina a Napoli. Negli ultimi anni, dopo la conoscenza di Petrarca, Boccaccio è spinto verso un tipo di letteratura più solenne e moralmente impegnata. Un monaco certosino gli predice la dannazione a causa del suo avvicinamento verso i piaceri mondani con la sua opera Decameron e allora pensa di bruciarla, ma Petrarca lo aiuta a superare questo momento. Subisce un travaglio religioso e come Petrarca si fa chierico nel 1360. Nello stesso anno il fallimento di una congiura dove erano implicati amici del poeta mette in cattiva luce Boccaccio che viene allontanato da ogni incarico pubblico. Si ritira a Certaldo e la sua casa diventa il punto di incontro di molti intellettuali. Anche se nasce in lui uno spirito di devozione nei confronti dei classici latini rimane in lui una ferma fiducia nella lingua volgare. La sua ultima fatica è il commento alla Commedia chiestogli dal Comune. Muore nel 1375 e sulla sua tomba viene ricordata la sua passione per la poesia.

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