GIOVANNI VERGA FANTASTICHERIA

GIOVANNI VERGA FANTASTICHERIA

GIOVANNI VERGA FANTASTICHERIA


Fantasticheria è una breve novella di Giovanni Verga che mette a confronto due mondi completamente diversi: quello di una donna usa alla vita mondana delle grandi città, ai vizi ed alle comodità del lusso, stanca di comparire sulle pagine dei giornali ma desiderosa di vedersi dedicata qualche pagina dallo scrittore, e quella dei poveri cittadini di Aci Trezza, costretti ad aggrapparsi alla loro terra per non rischiare di essere travolti dal mondo.

La donna vede il paesello dal vagone di un treno, si innamora del suo paesaggio ed esprime il desiderio di restarci anche un mese; poi vi torna e si stanca subito della vita del posto, chiedendosi come fa la gente a restarci anche una vita intera.

Così Verga, in poche pagine, le spiega cos’è che spinge quella gente a restare lì, nonostante la vita limitata al mare ed a quel po’ che offre, senza contar la carestia e le malattie (come il colera e la malaria) che di tanto in tanto spazzano via una parte della popolazione… come le formiche che, cacciate via dal loro cumulo di terra, vi tornano dopo cinque minuti. Un paragone stupendo, che ci chiede di farci piccoli per capire la realtà delle cose.

Così ad Aci Trezza muoiono famiglie intere, così come quella dei Malavoglia (di cui si legge praticamente un riassunto nelle righe di Fantasticheria); e chi tenta la fortuna altrove e non è abbastanza forte finisce male; e il vecchio che li aveva accompagnati in barca muore perché le suore dell’ospedale non capiscono il suo barbaro dialetto… ad Aci Trezza, così come tra tutti i personaggi di Verga, vige l’ideale dell’ostrica: essa deve restare attaccata con tutte le sue forze allo scoglio altrimenti morirà; e così quei pescatori devono restare uniti nel loro piccolo paese, nella loro famiglia, altrimenti il mondo li ingoierà spietatamente

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