Giovanni Verga – Nedda

Giovanni Verga – Nedda

Giovanni Verga – Nedda


 

Nedda è una novella di Giovanni Verga appartenente alla raccolta Primavera. Dopo X, Verga sembra scoprire dove sono indirizzati i suoi sforzi: il racconto di storie vere, talvolta anche tristi, ma che egli ama descrivere. In questa novella si notano ancora delle intrusioni da parte del narratore, cosa che invece non accadrà quasi mai successivamente, lasciando la parola ai fatti, alle cose, alle persone.

Nedda è una novella divisa in due parti: nella prima lo scrittore, di fronte al camino, rievoca le gioie del tepore domestico, ma uno scoppiettio improvviso gli porta alla mente tutt’altre storie. E con esse quella di Nedda, appunto. Nedda è una misera ragazza costretta a lavorare duramente per procurare cibo e medicine alla madre malata. La madre muore poco dopo, e lei si trova incinta di un giovane e bravo compaesano, Janu, il quale però è povero quanto lei, per cui continua il lavoro per sposarsi. Janu, malato di malaria, accetta di lavorare sugli ulivi per la potatura pur di guadagnare qualche soldo da mettere da parte per il matrimonio; tuttavia, colto dalla debolezza causatagli dalla febbre, cade da un’alta cima restando ferito a morte. Dopo un po’ nasce la bambina, poco sviluppata a causa degli stenti della madre; Nedda non la lascia alla ruota dei trovatelli, ma il suo seno non ha latte e la bambina muore in una notte d’inverno.

Nedda la scosse, se la strinse al seno con impeto selvaggio, tentò di scaldarla coll’alito e coi baci, e quando s’accorse che era proprio morta, la depose sul letto dove aveva dormito sua madre, e le s’inginocchiò davanti, cogli occhi asciutti e spalancati fuor di misura. – Oh! benedette voi che siete morte! – esclamò. – Oh! Benedetta voi, Vergine Santa! che mi avete tolto la mia creatura per non farla soffrire come me! (Da: Giovanni Verga, Nedda)

/ 5
Grazie per aver votato!