GUERNICA TRA STORIA E ARTE

GUERNICA TRA STORIA E ARTE

GUERNICA TRA STORIA E ARTE


Guernica… una città, una parola, un quadro. Sopra tutto una storia.

“Avete fatto voi questo orrore, maestro?” “No, è opera vostra”. Questa sembrerebbe la risposta di Picasso ad un ufficiale tedesco.

Dal Times del 28 aprile 1937:

Il 26 Aprile 1937, l’Aviazione Falangista, con aerei e piloti tedeschi, ha attaccato e raso al suolo la cittadina basca di Guernica, uccidendo in tre ore e mezzo circa duemila persone. Dal punto di vista militare, Guernica era un obiettivo del tutto insignificante; l’azione, svoltasi in un giorno di mercato, è stata una strage disumana, compiuta per seminare terrore nella popolazione civile e sperimentare una tattica di guerra aerea: il bombardamento a tappeto. […] L’intera cittadina, con settemila abitanti e oltre tremila profughi, è stata ridotta sistematicamente a pezzi. Per un raggio di otto chilometri, tutt’intorno a Guernica, gli incursori hanno colpito fattorie isolate. Nella notte le fattorie bombardate ardevano come candele accese sulle colline.

Trovarsi di fronte all’opera di Picasso è molto più che guardare un quadro: è un’immersione totale nella condizione umana, nell’essere distruttivo dell’uomo nei suoi stessi confronti. Chiunque vi porterà al Museo Nacional de Arte Reina Sofia di Madrid vi condurrà immediatamente di fronte a Guernica, e rispetterà la vostra attesa, il vostro silenzio, la vostra contemplazione. Forse è impossibile non restare immobili di fronte ad esso e non pensare a cosa è capace l’essere umano.

Un bombardamento aereo, quello del 26 aprile 1937, da parte dell’aviazione tedesca (con l’aiuto di quella italiana), contro una popolazione di vecchi e bambini, deciso al solo scopo di sperimentare questo nuovo tipo di offensiva. E una popolazione trovatasi inerme di fronte ad una simile concezione della guerra: l’impossibilità di difendersi o anche di scappare!

Al centro del quadro si vede un cavallo impazzito che riporta in bocca una figura che potrebbe dare l’idea di una bomba; sulla sinistra un toro, che rappresenta la Spagna; poi una madre che piange il suo bambino morto; ancora vicino un guerriero ucciso, fatto a brandelli, così come la sua spada, forse a simboleggiare il fatto che la guerra ad armi pari, così com’era concepita dal popolo spagnolo, ormai era terminata. Quindi ancora una donna che cerca di fuggire dalla casa in fiamme, una figura che grida, si domanda cosa stia succedendo… sembra tutto scomposto, senza un filo logico, eppure non è così: l’assenza dello spazio dà la possibilità di rappresentare tutte le sfaccettature possibili di un atto insensato, inconcepibile, illogico… eppure umano! Forse quest’ultimo è l’aggettivo più atroce, ma è quello che più racchiude l’accaduto. Tra il tutto, poi, due lampade, forse a simboleggiare una sorta di speranza. E, sempre il tutto, senza colori. Solo toni di grigio.

Così Guernica rappresenta senza fronzoli e artifici la distruttività dell’uomo.

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