IL BELLUM CIVILE TRAMA LIBRO PER LIBRO

IL BELLUM CIVILE TRAMA LIBRO PER LIBRO


Il poema Bellum Civile, in 8060 esametri, noto anche con il titolo di
Pharsalia (i fatti di Farsalo, località della Tessaglia dove nel 48 a. C. si
combatté lo scontro decisivo fra Cesare e Pompeo), risulta interrotto a
causa della morte dell’autore.
L’opera doveva comprendere 10 libri e narra la guerra civile fra Cesare
e Pompeo (49-47 a. C.)
I fatti narrati iniziano con il passaggio del Rubicone da parte di Cesare
e si interrompono con l’arrivo di Cesare in Egitto, poco dopo la morte
di Pompeo.


TRAMA

Libro I
Proemio e invocazione a Nerone. Le cause della guerra; ritratto dell’Italia rurale
in crisi. Cesare varca il Rubicone e marcia su Roma (49). Presagi di sventura si
abbattono sulla città. I vecchi rievocano gli orrori della prima guerra civile,
quella fra Mario e Silla.

Libro II
Bruto si reca nottetempo da Catone Uticense e gli chiede consiglio sul da farsi:
il filosofo, che esprime fin troppo scopertamente il punto di vista dello
stoicismo, afferma che è dovere del saggio opporsi ad ogni tentativo di
conculcare la libertas, sottolineando così la necessità dell’impegno politico
contro un regime ingiusto. Pompeo fugge da Roma per evitare inutili
spargimenti di sangue.

Libro III
Il primo sogno di Pompeo (tòpos epico): la sua prima moglie Giulia, figlia di
Cesare, ormai morta, giura di perseguitarlo fino alla tomba per vendicarsi del
“tradimento” del marito, che ama ormai un’altra donna, Cornelia. È evidente il
rovesciamento ironico del precedente virgiliano: anche ad Enea fuggiasco da
Troia, alla fine del II libro dell’Eneide, era apparsa la moglie Creusa appena
morta, la quale però gli aveva assicurato eterna benevolenza e protezione.
Cesare a Roma. Catalogo degli alleati orientali di Pompeo (tòpos epico). Cesare
a Marsiglia vince una battaglia navale.

Libro IV
Cesare in Spagna affronta le truppe pompeiane. Aristìa del pompeiano Vulteio
e del cesariano Curione (tòpos epico).

Libro V
Cesare e Pompeo in Epiro: preparativi per la battaglia di Durazzo. Appio
(pompeiano) consulta l’oracolo di Delfi (tòpos epico), ma il responso è del tutto
indecifrabile, a significare ironicamente l’inutilità degli oracoli dal punto di vista
stoico. Cesare, irritato per gli indugi di Antonio, decide di attraversare il mare
Adriatico in tempesta da solo su una barca a remi: il pescatore Amìclate lo
sconsiglia di mettersi in viaggio, ma Cesare parte con lui. È Cesare, questa
volta, a riportarci alla figura di Enea, che pure si trova di fronte ad una
tempesta nel V libro dell’Eneide: ma mentre Enea, pius, segue il consiglio di
Palinuro e rinvia la partenza, Cesare, invece, temerario e superbo, afferma che,
se deve morire, cadrà sotto i colpi del solo avversario degno di lui: la Fortuna.
Appena egli pronuncia queste parole, la tempesta assume connotati
apocalittici: Amìclate scompare, la barca è travolta dai flutti, e tuttavia Cesare
si salva e viene riportato al punto di partenza. Questo episodio, del tutto inutile
ai fini dello svolgimento della vicenda, ha una particolarissima rilevanza
ideologica.

Libro VI
Battaglia di Durazzo. Aristìa del pompeiano Sceva. Sesto Pompeo, figlio
degenere di Pompeo, consulta a Farsalo la maga Erìttone, che dà luogo ad un
episodio di necromanzia, evocando un soldato defunto per ottenerne una
profezia. È chiaro il rovesciamento antifrastico del precedente virgiliano della
catàbasi agli Inferi (VI libro): ad Enea il padre Anchise predice la futura
grandezza di Roma, mentre qui il soldato morto predice la fine della libertas
repubblicana.

Libro VII
Nell’imminenza della battaglia di Farsàlo Pompeo ha un nuovo sogno: si vede in
teatro di fronte ai Romani che lo applaudono. Il significato profondo di questo
sogno è probabilmente che Pompeo, più che un eroe, è un commediante che

interpreta un ruolo non suo, affidatogli suo malgrado dal Destino. Al suo
risveglio convoca un’assemblea, durante la quale Cicerone incita i soldati alla
battaglia (si tratta di un consapevole falso storico). Scoppia la battaglia: quasi
subito Pompeo, frastornato e sfiduciato, fugge. Aristìa di Domizio Enobarbo
(antenato di Nerone). Terminato lo scontro, Cesare, ebbro di sangue, infierisce
sui cadaveri e ne impedisce la sepoltura.

Libro VIII
Pompeo cerca rifugio in Egitto presso i suoi alleati, i tutori di Tolomeo XIII, che
però lo uccidono a tradimento e gli tagliano la testa per consegnarla a Cesare.

Libro IX
Catone subentra a Pompeo, assume il comando delle truppe repubblicane e si
dirige in Africa; qui è costretto ad attraversare il deserto. Descrizione degli
orribili patimenti dei soldati e dei serpenti velenosi che infestano la zona.
Catone, giunto presso l’oracolo di Zeus Ammone, si rifiuta di consultarlo in
nome della razionalità e dell’autàrkeia del saggio stoico. Cesare si reca a Troia,
ove medita di trasferire la capitale. Qui si svela chiaramente il ruolo di Cesare:
egli è un anti-Enea; Enea infatti voleva far rivivere Troia a Roma, Cesare vuol
fare l’esatto contrario. In sostanza egli disfa ciò che ha fatto Enea.

Libro X
Cesare, giunto ad Alessandria, piange alla vista della testa del genero morto:
commento sarcastico del poeta su queste lacrime. Di fronte alla tomba di
Alessandro, invece, si commuove sinceramente: del grande macedone egli si
sente il legittimo erede. Durante un banchetto si lascia sedurre da Cleopatra,
fuggita dalla torre in cui era rinchiusa. Scoppia una rivolta fra gli alessandrini.
Gli eventi decisivi di ogni libro sono i seguenti:

Libro 1: Cesare invade l’Italia
Libro 2: incontro di Bruto e Catone
Libro 3: catalogo di popoli orientali
Libro 4: morte di Curione
Libro 5: Cesare e Amicla
Libro 6: la guerra in Tessaglia e la maga Eritto
Libro 7: la battaglia di Farsalo
Libro 8: la morte di Pompeo
Libro 9: Catone in Africa
Libro 10: Cesare e Cleopatra, digressione sul Nilo.

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