IL DISCORSO DI ODISSEO E IL PRODIGIO DEL SERPENTE

IL DISCORSO DI ODISSEO E IL PRODIGIO DEL SERPENTE


-A questo punto Odisseo si alza, impugnando lo scettro: accanto a lui Atena, con l’aspetto di un araldo, fa tacere l’assemblea. Rivolgendosi ad Agamennone gli fa notare come ora tutti vogliano andarsene e non ricordino nemmeno più la promessa che gli avevano fatto partendo dalla Grecia: quella di ritornare in patria solo dopo aver distrutto Troia. Odisseo dice di comprendere il desiderio dei compagni di ritornare a casa, ma sono ormai lì da nove anni e sarebbe davvero brutto tornarsene ora indietro a mani vuote dopo tante sofferenze: rimangano invece ancora qualche tempo, in modo da vedere se Calcante aveva predetto loro il vero quando, mentre erano radunati in Aulide pronti a partire per Troia, aveva loro interpretato un prodigio divino. In quell’occasione stavano celebrando un sacrificio sotto un platano, intorno ad una fonte, quando assistettero ad un prodigio. Comparve improvvisamente un serpente rosso, e questi salì sul platano, dove si trova una covata di otto passeri appena nati, insieme alla loro madre. Il serpente uccise e divorò tutti i passeri. Poi Zeus lo trasformò in pietra. Gli uomini erano tutti stupefatti per quello che avevano visto, ma Calcante spiegò loro il prodigio: avrebbero dovuto rimanere a Troia per nove anni, ma il decimo avrebbero preso finalmente la città. Odisseo chiede dunque ai compagni di rimane ancora lì, fino a quando avranno preso la città.


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