LIBRO XXIII ULISSE E PENELOPE SI RITROVANO

LIBRO XXIII ULISSE E PENELOPE SI RITROVANO


Euriclea intanto corre esultante a risvegliare Penelope, per comunicarle la vera identità del mendicante ed annunziarle l’avvenuta strage dei Proci. Penelope, attonita, non può credere a simile straordinaria notizia e solo per rispetto alla vecchiaia della serva non la punisce.

Ma Euriclea insiste nelle sue affermazioni, sicché la regina in un trasporto di gioia la abbraccia, ricadendo tuttavia subito dopo nel dubbio; è impossibile che Ulisse da solo abbia potuto uccidere tutti i Proci; certamente si è trattato di un Dio. La serva, allora, assicura di avere personalmente riconosciuto il suo re dalla cicatrice della gamba ed esorta la regina a scendere nel mègaron, dov’è attesa.

Penelope acconsente e, giunta di fronte ad Ulisse, lo guarda a lungo in silenzio stentando tuttavia a riconoscerlo a causa dei cenci che lo ricoprono; Telemaco non manca di rimproverare alla madre il suo freddo contegno nei riguardi dello sposo dopo vent’anni di assenza, ma Penelope si giustifica dichiarandosi del tutto stupita ed affermando altresì di avere delle prove infallibili per accertarsi se il forestiero sia veramente Ulisse.

Intanto l’eroe pensa al modo di impedire che la notizia della strage si sparga per la città e provochi la vendetta dei parenti dei Proci. A tale scopo egli ordina che le ancelle si abbiglino e si dia inizio ad una festa danzante, sicché gli estranei possano pensare che si stanno celebrando le nuove nozze della regina.

Eurinome lava l’eroe, lo unge e gli fa indossare una splendida veste; Minerva poi gli accresce vigore e bellezza. Ma Penelope rimane sempre nel suo atteggiamento di diffidenza. Ulisse non manca di accusare la moglie di avere un cuore insensibile e ordina quindi ad Euriclea di preparargli un letto in disparte dalla stanza nuziale, giacché la moglie si ostina a non voler riconoscerlo.

Penelope infine ricorre alla prova estrema, per dissipare ogni suo dubbio; ordina ad alta voce ad Euriclea di far togliere il letto nuziale di Ulisse dalla stanza e di prepararglielo altrove. L’eroe allora si stupisce che la regina impartisca simile ordine; ella ben sa, perché è la sola con Eurinome ad essere partecipe del segreto,

che nessuno potrà mai spostare quel letto, che egli stesso ha costruito sul tronco di un ulivo, dopo avervi eretta intorno la stanza.

È la prova suprema; Penelope, ormai convinta di trovarsi di fronte al suo sposo, impallidisce e sviene per la commozione; quindi, riavutasi, corre verso Ulisse, Io abbraccia e lo bacia, unendo le sue lacrime a quelle di lui, egualmente commosso.

Minerva trattiene frattanto la notte nel suo cammino e Ulisse annuncia alla moglie che non sono tuttavia finite le sue traversie, perché secondo la profezia di Tiresia, egli dovrà lasciare nuovamente Itaca per un lungo viaggio con un remo in spalla fino a giungere ad un popolo cui il mare e la navigazione siano sconosciuti e che scambierà quel remo per un ventilabro1. Solo allora, fatti sacrifici a Nettuno, potrà fermarsi e ritornare in patria ad attendere una tranquilla vecchiaia ed una morte soave.

Posta fine alle danze tutti vanno a riposare ed anche Ulisse e Penelope si ritirano nella loro stanza, dove l’eroe narra del suo periglioso ritorno, dopoché la donna gli ha esternato i dolori e le umiliazioni sofferte in sua assenza ad opera dei pretendenti. I due si abbandonano quindi a un dolce e profondo sonno.

All’alba Ulisse, dopo aver raccomandato alla moglie di restare ritirata in casa senza ricevere alcuno, le annuncia che si recherà in campagna dal vecchio padre Laerte, per annunciargli il suo arrivo. Quindi armato e insieme a Telemaco e ai due fedeli mandriani esce dalla reggia, avvolto da una nube ad opera di Minerva e si avvia verso il podere di Laerte.

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