PETRARCA SONETTO CCLXVII PARAFRASI

PETRARCA SONETTO CCLXVII PARAFRASI

PETRARCA SONETTO 267 PARAFRASI


TESTO

Oime il bel viso, oime il soave sguardo,
oime il leggiadro portamento altero;
oime il parlar ch’ogni aspro ingegno et fero
facevi humile, ed ogni huom vil gagliardo!
et oime il dolce riso, onde uscio ‘l dardo
di che morte, altro bene omai non spero:
alma real, dignissima d’impero,
se non fossi fra noi scesa si tardo!
Per voi conven ch’io arda, e ‘n voi respire,
ch’i’ pur fui vostro; et se di voi son privo,
via men d’ogni sventura altra mi dole.
Di speranza m’empieste et di desire,
quand’io parti’ dal sommo piacer vivo;
ma ‘l vento ne portava le parole.


PARAFRASI

Provo dolore a ripensare al viso bello, allo sguardo angelico, al suo bel portamento nobile! mi duole ripensare al suo modo di parlare in grado di rendere umile persino una mente superba e piena di rancore, e coraggioso un uomo vile! mi lacera il ricordo del suo dolce riso, da cui mi parve che fosse uscita la freccia amorosa che mi fece innamorare di lei, amore da cui l’unica cosa positiva che mi posso aspettare è che mi conduca alla morte [e porre fine alle mie pene]! Anima tanto nobile che meriterebbe di esser regina, se non fossi fra noi scesa così tardi! Non posso fare a meno di ardere per voi, di respirare in voi, perché io sono stato vostro; e la pena di stare senza di voi, rendere piccola qualsiasi altra sventura che mi possa capitare. Voi mi avete riempito di speranza e di desiderio quand’io mi allontanai da voi, voi che per me eravate il massimo del piacere che potessi provare; ma il vento s’è portato via le vostre parole [ovvero le promesse che mi avevano riempito di speranza ma che non sono state mantenute].


PETRARCA SONETTO 267 PARAFRASI

 

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