ZEPHIRO TORNA E IL BEL TEMPO RIMENA

ZEPHIRO TORNA E IL BEL TEMPO RIMENA


Zephiro torna, e’l bel tempo rimena è uno dei sonetti del Canzoniere del Petrarca, facente parte del gruppo di sonetti posteriori alla morte di Laura. Dando uno sguardo generale alla metrica troviamo un sistema di rime ABAB ABAB CDC DC; un elevato numero di pause, che dona alla poesia un ritmo lento, più malinconico, che permette ancora di più di creare le atmosfere che la lirica propone, dando il tempo al lettore di immaginare la scena; inoltre troviamo anche la presenza di tre enjambemant nelle terzine.
Passiamo ora ad un analisi e parafrasi del testo. Ritorna Ponente e riporta la bella stagione; questo primo verso ha un valore introduttivo – presentativo, ci mostra lo scenario generale, la primavera, usando due caratteristiche tipiche della stagione come il bel tempo e il vento Zefiro. E i fiori e l’erba sua piacevole compagnia e lo stridere della rondine e il canto lamentevole dell’usignolo, e riporta la primavera bianca e rossa. Comincia la descrizione dolce del periodo, con i suoi colori e suoni, immagini gioiose; notasi però l’uso dei due nomi per riferirsi agli uccelli, essi sono nomi di due donne punite e trasformate dagli dei, un motivo che possiamo dare a tale scelta è inserire un po’ negativo, sdrammatizzare il troppo gioioso, in conseguenza allo svilupparsi della poesia.
I prati brillano di colore e il cielo si rasserena; Giove è felice di guardare sua figlia; ancora descrizioni di serenità, qui il riferimento di Giove si può ricondurre molto probabilmente alla figlia Venere, dea della bellezza e dell’amore, padroneggiante in primavera, dove tutto e soave e fiorisce l’amore. Vi possono essere anche altri riferimenti, come all’avvicinarsi dei pianeti denominati con i nomi degli dei in questione, in questo periodo dell’anno; o ancora sempre un altro riferimento mitologico: il ritorno di Prosperina, anch’essa tornata in questo periodo dell’anno. Per quanto segue e per quello a cui vuole arrivare il poeta, ritengo più probabile la prima ipotesi. L’aria e l’acqua e la terra sono piene d’amore; ogni essere animato prende nuovamente la decisione di amare; ennesimi riferimenti al ritorno dell’amore, denotando la primavera stagione degli accoppiamenti. Ma per me, misero, tornano i più dolorosi sospiri, che estrae dal profondo del mio cuore colei che portò le chiavi di esso in cielo, e il cantar d uccellini, e il fiorir dei prati, e gesti delicati in donne belle e nobili sono per me un deserto, e belve feroci e selvagge. In queste terzine cominciamo a vedere le caratteristiche predominanti nel Canzoniere: Petrarca è triste e malinconico, in questo momento dell’anno come già detto torna l’amore, tutto intorno è sereno giocondo e amorevole, e lui non può partecipare a questo, è rimasto solo, e in questo periodo dell’anno dove anche è stato privato del suo amore, gli torna in mente il passato. Contestualizzando queste strofe con l’intera opera, come già detto, troviamo presenti le caratteristiche tipiche: Il poeta che analizza e scava in se, e Laura, unico soggetto dell’opera. Il poeta poi ci comunica con un immagine-causa, vale a dire che la donna si è portata con la sua morte le chiavi del suo cuore, che le donne non l’attraggono più, che appaiono a lui come deserto e belve feroci, che è chiuso all’amore.
Capito ciò che il poeta voleva comunicarci con le sue parole, passiamo ad analizzare altre peculiarità della lirica: come inizialmente detto, troviamo uno schema di rime alternato, non credo di casuale o musicale scopo, ma semantico scopo, ossia al contrasto tra la primavera e lui, il contrapporsi di due stati.
Come si è visto poi nel testo troviamo alcuni riferimenti alla mitologia classica, come Giove e la figlia, e le due fanciulle Progne e Philomena, che credo non abbiano più della motivazione di elevare ancora di più la bellezza della primavera, inglobadoci insieme riferimenti divini.
Si riconosce in questa poesia la grande capacità del Petrarca, descrivendoci la primavera, cogliendo gli aspetti più semplici ma anche più giusti, le immagini proprie di tale stagione, che subito ti richiamano a tale ambiente. Ritengo anche le successive immagini molto azzeccate. Con queste parole l’autore è riuscito proprio e creare un forte contrasto tra i due stati (la serenità primaverile e il suo male interiore). Concludendo non c’è da aggiungere di più, in quanto l’autore ha uno stile alto, allo stesso tempo riesce a comunicarci una situazione forte e profonda con immagini semplici e quotidianee.


Zephiro torna, e ‘l bel tempo rimena. (F. Petrarca)

Questa poesia di Francesco Petrarca è, dal punto di vista metrico, un sonetto, cioè uno schema preciso e fisso di versi e strofe. La poesia è costruita sul contrasto tra la bellezza e la serenità del paesaggio primaverile e la tristezza e la desolazione del poeta che, con la bella stagione, prova più forte il suo dolore. Con il ritorno della primavera, e quindi col risvegliarsi della natura, egli esprime la sua profonda malinconia perché, proprio in primavera, egli perse la donna che amava. Così, tutto lo spettacolo delle luci, dei colori e delle bellezze primaverili non lo possono attrarre e consolare anzi, a lui, sembrano solo uno squallido e triste deserto. Usa anche il paragone di Giove che in quella stagione riesce a mirare “sua figlia”: Venere. Questo riferimento cosmologico è anche un chiaro riferimento alla mitologia classica dato che Venere è la dea dell’amore e, egli si appresta ad affermare che proprio la primavera è la stagione in cui fiorisce l’amore. Lancia anche una sorta di amoroso pensiero e richiesta alla donna che, quando se n’è andata, ha portato con sé le chiavi del cuore del poeta e ci da quasi l’impressione come se il poeta la stesse invitando a tornare da lui. E il veder tanta bellezza, tanta giocosità aumentano il senso di tristezza che invade il poeta dato che egli non potrà mai più godere, a causa delle pene d’amore, di tanta bellezza e felicità.

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